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I GRANDI |
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In questa sezione AutomobilismoIrpino.it dedica il proprio tributo ai più "grandi" piloti espressi dalla nostra provincia. Una sezione che traccerà il profilo di chi, più di altri, ha lasciato la propria impronta nell'automobilismo. Un'occasione per offrire doveroso omaggio preservando memoria. La prima puntata de "I Grandi" di AutomobilismoIrpino.it è per Enzo De Vito.
Articolo tratto da RACING, mensile di automobilismo sportivo irpino, n. 2 marzo 1996
"Enzo De Vito: pilota ufficiale FIAT!" Questo il titolo che RACING, se fosse esistito già da allora, avrebbe potuto dedicare al pilota avellinese che nel 1979 concludeva le gare alle spalle di Villeneuve e Patrese e davanti a De Cesaris, Alboreto, Stohr, Ghinzani, Fabi.
Lo incontrai per la prima volta a Misano in un caldo luglio del 1979. Io ero un bambino che, già appassionato di automobilismo in tenerissima età, aveva sentito parlare di un pilota irpino che andava forte. Mio padre, ormai rassegnato ad avere un figlio malato gravemente ed inspiegabilmente di corse automobilistiche, aveva deciso di accompagnarmi nel circuito della riviera romagnola dove trascorrevamo le vacanze. Nell'autodromo Santa Monica era di scena l'appuntamento di Misano Adriatico dei Fiat Days, la serie in circuito organizzata dalla Casa torinese e valevole per il campionato monomarca Trofeo Fiat Alitalia. Subito dopo l'ingresso nel paddock un giovane con fisico magro, altezza da fantino ed un ghiacciolo gustato frettolosamente, si avvicina al mio accompagnatore per salutarlo. Quattro chiacchiere dalle quali subito trapela una piena coscienza dei propri mezzi agonistici condita da una spavalderia che la vittoria assoluta nel trofeo avrebbe poi legittimato di lì a qualche mese. Pochi minuti di conversazione e via sul cofano (!) della 127 Sport che portava in gara, nell'occasione utilizzata per gli spostamenti nell'area paddock. Era Enzo De Vito, allora ventottenne avellinese nato a Bisaccia e trapiantato a Roma per motivi di studio, ma con il vizio delle corse automobilistiche. I brillanti successi che conseguì nel prosieguo della stagione mi conquistarono e cominciai a seguire le vicende agonistiche dell'unico pilota irpino che in quei tempi riusciva ad interessare le cronache nazionali specializzate. Ma andiamo con ordine. Qual'era il passato sportivo di De Vito prima della gara di Misano '79? Il pilota avellinese conosce l'esordio nel 1972 e le gare di velocità in salita diventano la sua specialità per diverso tempo ed al volante di svariate vetture tra cui Opel Ascona, Renault Alpine 100 e Lancia Fulvia Zagato gr. 4. Ma la vettura che lo porta a conseguire successi di prestigio è la bellissima Fiat 131 Abarth gr. 4 con la quale, sempre nelle gare in salita, conquista due titoli della Montagna ed una coppa CSAI per la classe 2000 gr. 4. Dopo le brillanti prestazioni agonistiche ottenute il giovane pilota irpino decide di prendere parte al neonato campionato monomarca Trofeo Fiat Alitalia dove il consistente montepremi e l'interesse dei mezzi di informazione per la prima edizione della serie organizzata dalla Casa torinese offrono sulla carta ottimi motivi d'attrazione. E' il 1979. Il regolamento del trofeo prevede una classifica finale assoluta dove vengono a convogliarsi sia i piloti impegnati in pista che quelli presenti nei rally o in salita. E qui la brillante intuizione: per conseguire il maggior numero di punti Enzo De Vito partecipa alle gare di tutte le specialità per una serie di appuntamenti che lo vedrà impegnato agonisticamente praticamente ad ogni week-end. Più di trenta le gare alle quali prende parte conseguendo costantemente ottimi risultati; quantità e qualità, quindi. Proprio nel 1979 dimostra tutti i suoi pregi di pilota versatile che su vetture non sempre invincibili ottiene performance velocistiche di rilievo assoluto sia in pista che nei rally che in salita, sia su asfalto che su terra. La serie di risultati conseguiti al volante di Fiat 127 Sport e Fiat Ritmo 75 gr.1 lo portano presto al comando della classifica assoluta del trofeo Fiat, vantando un punteggio difficilmente contrastabile. Nell'ultimo degli appuntamenti della serie Fiat Days, a Imola, a campionato matematicamente già concluso a suo favore, un premio anticipato: la Fiat mette a disposizione del pilota avellinese la bellissima Ritmo Abarth gr.2 vestita dei colori ufficiali Alitalia, gli stessi che le 131 Abarth con Alen & c. portano nelle gare del mondiale rally di quell'anno. A fine 1979, quindi, per De Vito arriva la vittoria assoluta del Trofeo Fiat Alitalia e la aggiudicazione dei premi in danaro previsti che probabilmente lo ripagano degli impegni fisici ed economici richiesti in una stagione agonistica fittissima. Il premio più bello però giunge con la scelta del pilota irpino da parte dei responsabili sportivi della Fiat per condurre la Ritmo Abarth gr.2 ufficiale nella gare in circuito e salita del Giro d'Italia 1979, affiancando Attilio Bettega e Maurizio Perissinot impegnati con la stessa vettura nei rally del giro. Già, proprio Attilio Bettega, il pilota al quale è intitolato il Memorial al Motor Show per ricordare una stella dei rally che improvvisamente si è spenta nel 1985 al maledetto Tuor de Course, proprio quando stabilmente brillava nel firmamento mondiale. Nel Giro d'Italia '79 la prestazione dell'equipaggio De Vito-Bettega-Perissinot è esaltante; Bettega nei rally si riconferma promessa del rallysmo nazionale, mentre De Vito sfodera classe e grinta in circuito dove è sempre al ridosso delle potentissime Lancia Beta Montecarlo Turbo e Porsche 935 Turbo. Alla fine, dopo 2500 km percorsi su strada ed in pista dal 20 al 25 ottobre, si classificano secondi assoluti alla spalle della Porsche di Moretti-Schon-Radaelli dopo che una legittima squalifica aveva tolto di graduatoria le due Beta Montecarlo ufficiali di Gilles Villeneuve e Walter Rohrl e di Riccardo Patrese e Markku Alen. In classifica De Vito e Bettega precedono nomi prestigiosi dell'automobilismo nazionale come De Cesaris-Carello su Lancia Stratos, Alboreto-Fusaro su Ritmo Abarth, Brambilla-Pregliasco su Alfa GTV, Stohr-Cambiaghi su Ritmo Abarth, Cheever-Darniche su Lancia Stratos, Merzario-Verini su Opel Ascona e Ghinzani e Teo Fabi sempre sulle Ritmo. De Vito, quindi, nel 1979 ha giustamente investito sulle sue capacità, ha corso dappertutto, ha creduto nel trofeo monomarca, lo ha vinto ed è riuscito a dimostrare tutto il suo valore a livello nazionale e tra i grandi dell'automobilismo anche internazionale. Credere ed investire in un trofeo promozionale è stata di per sè già una vittoria. Anche se dichiarava di non puntare al professionismo aveva, comunque, ben capito che avrebbe potuto continuare a vivere la sua passione solo se accettava di misurarsi su un campo affollato, pieno di competitività e dove alla fine il migliore avrebbe vinto anche qualche sogno. E c'è stato chi, invece, in quegli anni, mirando a glorie effimere, ha evitato il confronto nei trofei monomarca rally dell'epoca dai quali emergevano i vari Bettega, Tabaton, Cunico pur di acquistare la vettura da primato per vincere in solitudine il rally di casa; e se ne vanta ancora oggi. Patetico. Ma affrettiamoci a chiudere la parentesi apertasi, mio malgrado, per legittimo moto spontaneo. Dopo il 1979 non terminano le soddisfazioni per il veloce De Vito. Nel 1980 il pilota avellinese, infatti, partecipa in veste semi-ufficiale al Campionato Europeo Turismo con la Fiat Ritmo 75 gr.2 preparata da Romeo Ferraris e sponsorizzata MS. La vettura seguita in parte anche dalla Casa viene affidata al pilota avellinese e a Walter Donà. In un campionato estremamente seguito all'estero, ma snobbato in Italia, De Vito riesce comunque a far registrare ottime prestazioni tanto che le Audi, vincitrici del titolo marche, vengono spesso messe in difficoltà dall'equipaggio italiano, privato, però, di una posizione di rilievo nella classifica finale a causa di alcuni ritiri in gara. Sul finire della stagione il Giro d'Italia 1980 rappresenta un nuovo motivo di soddisfazione per il pilota irpino chiamato dalla Fiat a guidare nelle gare di velocità la Ritmo Abarth gr.2 questa volta nei colori ufficiali blu-azzurro ed al fianco di Capone e Maran, due nuovi nomi provenienti dal trofeo monomarca rally A112. I successi dell'anno precedente, però, non trovano conferma nell'edizione '80 del Giro d'Italia anche per qualche noia meccanica di troppo patita dalla vettura. Ma il 1980 sarà un anno che De Vito difficilmente dimenticherà, non solo per le prestazioni agonistiche. In quell'anno la Lancia vince in anticipo il Campionato Mondiale Marche con le Beta Montecarlo Turbo affidate, tra gli altri, a Patrese, Cheever, Alboreto, Rohrl. La Sei ore di Vallelunga del 7 settembre, valida quale penultima prova del campionato mondiale, rappresenta la gara trionfale per il team italiano. Due le vetture ufficiali previste al via: una per Patrese e Cheever e l'altra... Già, l'altra vettura alla fine partirà con il rallysta Darniche ed il rispolverato Pianta, ma i responsabili sportivi Fiat avevano pensato proprio al nostro De Vito resosi ahimè irreperibile perchè in vacanza in barca. Fossero esistiti già allora i telefonini o, più semplicemente, se il pilota avellinese si fosse trovato al posto giusto al momento giusto, probabilmente oggi avrei potuto dedicare anche più di queste già numerose righe ad Enzo De Vito; basti pensare che l'anno seguente la Lancia bissò il titolo mondiale Marche e che i piloti erano Patrese, Cheever, Gabbiani, De Cesaris, Alboreto, Ghinzani. A tutti questi nomi, prima o dopo ritrovati in Formula 1, avrebbe potuto aggiungersi il pilota avellinese, in via isolata o più frequente, a seconda dei riscontri ottenuti e magari... Difficile congetturare il corso della storia con i "se" e forse non è neanche valido esercizio intellettuale. Ad ogni modo Enzo De Vito ha sempre dichiarato di non aver mai puntato al professionismo e di aver corso solo per divertimento senza mirare ad una dimensione che forse gli avrebbe impedito di vivere con serenità la propria passione. Proprio a quel divertimento non vuole rinunciarci mai. Dopo un ritiro che, dopo la stagione '80, lo ha tenuto lontano dai campi di gara per diversi anni, nel 1988 lo si è visto nel rally di Grecia Off Road dove con un bel Daihatsu dell'Oasis team è giunto primo degli italiani in coppia con Paolo Rotondi Aufiero. Ma l'amore per la pista non lo tradisce e, dopo diverse presenze nel rally Coppa dell'Irpinia come apripista su BMW M3 e Ferrari F40, partecipa a più edizioni della Sei ore di Vallelunga al fianco dei Trodella su Peugeot 205 e 309 gr.N e alla prima gara del Criterium Supercar GT '92 al volante della Ferrari F40 con la quale giunge terzo assoluto. Passano gli anni ma il talento è sempre lo stesso e sarà sempre un piacere rivedere con casco e tuta Enzo De Vito, probabilmente il migliore pilota che la nostra provincia ha saputo esprimere. |
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