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STORIE DI AUTOMOBILISMO IRPINO
Carlo Matarazzo, una promessa avellinese tra i talenti da F.1.

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni’80 l’automobilismo italiano ha visto crescere un vivaio floridissimo di talenti, in quel momento grandi protagonisti delle categorie addestrative prima di approdare in Formula 1. Nel 1989 l’avrebbero raggiunta addirittura in 15, un record che oggi sembra appartenere ad un’era remota. Tra il 1981 e 1982, in Formula Fiat Abarth e Formula 3, si facevano largo nomi del calibro di Alessandro Nannini, Mauro Baldi, Paolo Barilla, Emanuele Pirro, Ivan Capelli. E a dare battaglia in pista, in quegli stessi schieramenti c’era anche un irpino, Carlo Matarazzo.

1980. Carlo scende in pista.
Uno slancio quasi temerario, il suo, già nello scegliere dove vivere da protagonista la sua passione. Avellino e l’Irpinia non erano e non sono vicine agli autodromi. La stessa terra che aveva avuto il circuito dove vinceva Tazio Nuvolari e la Scuderia Ferrari o la Maserati e Luigi Musso, non avrebbe poi visto la nascita di un impianto dedicato. Ma per Carlo questo non contava, il suo sogno da pilota era in pista, anche se la più vicina sarebbe stata a più di 250 km. Le prime uscite sono così nel 1980, nell’autodromo romano di Vallelunga, al volante di una Renault R5 Coppa rigorosamente targata AV.

1981. La Formula Fiat Abarth.
L’anno seguente arriva il debutto nel Campionato di Formula Fiat Abarth, la serie monomarca indetta da ACI nata per i talenti da lanciare in Formula 3 e quell’anno vinta da Nannini. Il battesimo è alla tappa inaugurale di Monza, il 29 marzo e subito riesce a guadagnare l’accesso alla finale. Poi Mugello ed Imola davanti al pubblico del Gran Premio di San Marino di F.1. Le concomitanze sono però anche con il paddock della F.3 e subito arriva la chance per il salto di categoria.

1981. Il salto in Formula 3.
Un passo forse prematuro, ma sicuramente molto impegnativo su una monoposto più potente e sofisticata. La tecnica di guida doveva fare i conti anche con il cambio ad innesti frontali, con il sistema di sospensioni molto più complesso ed il carico aerodinamico dato da ali anteriori e posteriori del tutto assenti nella Fiat Abarth. Per farla andare al limite occorrono chilometri di test che Carlo non ha compiuto. Se poi la vettura è di un costruttore, Argo, che non occupa le prime file, tutto è ancora più complicato, anche per arrivare ad una misura delle prestazioni. Ciò nonostante sfiora la qualificazione alla Finale nella prima uscita a Varano, per poi centrarla a Monza dopo essere passato alla Ralt. Ad Imola, nella tappa valevole anche per il Campionato Europeo, la sfiora per poi chiudere in bellezza la stagione a Vallelunga nella Top-10 della batteria di qualificazione.

1982. La vettura.
Il 1982, si deve considerare ancora di apprendistato, ma l’obiettivo è la disputa di una prima stagione finalmente completa. La vettura, la Martini MK37 Alfa Romeo, non si rivelerà però vincente. Nella stagione dominata da March, Ralt e Dallara, la monoposto francese resterà fuori dalla Top-10 di campionato e dal podio delle gare. Alcuni anni dopo, l’11 febbraio 1986 su Autosprint, Guido Schittone spiega in un articolo quale fosse il suo reale valore tecnico. Così una delle firme più autorevoli dell’automobilismo non solo nazionale (Schittone sarebbe poi diventato direttore di Autosprint e tra l’altro commentatore ed inviato per la Formula 1 su Italia Uno): “Quelle Martini affidate a Forini e al giovane Matarazzo – si legge – sembravano uscite dalla preistoria dell’automobilismo: stentavano a qualificarsi, non stavano in strada”.
1982. La squadra.
Il Team F-B, dalle iniziali dei cognomi dei due fondatori, Forti e Bernasconi, è invece la squadra giusta. Con il nome definitivo di Forti Corse e sempre con la direzione tecnica di Paolo Guerci, nel 1985 e proprio con il compagno di squadra di Carlo del 1982, Franco Forini, avrebbe vinto il Campionato Italiano di Formula 3. Vittoria poi replicata nel 1987 con Enrico Bertaggia, nel 1988 con Emanuele Naspetti e nel 1989 con Gianni Morbidelli. La Forti Corse scese in pista in Formula 3000 ed addirittura in Formula Uno nel 1995 e 1996 con i brasiliani Pedro Paulo Diniz ed i nostri Luca Badoer ed Andrea Montermini e con Cesare Fiorio come direttore sportivo. Carlo era approdato nel team giusto e subito conquista la loro fiducia.

1982. Il confronto con il compagno di squadra, i risultati.
La misura è come sempre con il compagno di squadra, Forini, più esperto di lui, dopo anni nel karting, due stagioni nel monomarca Alfasud ed una annata completa in F3. Carlo riesce a stare nei suoi stessi tempi e a volte è anche più veloce. La prima uscita è il 14 marzo al Mugello, con tutto il meglio delle scena non solo continentale per la prima tappa dell’Europeo F.3. È ancora in Finale dopo l’11esimo posto di batteria. Top-10 nella gara di qualificazione e accesso alla finale anche alle successive due tappe di Varano, poi Magione e Vallelunga. Si arriva a Monza il 6 giugno. Una mischia allo start della batteria lo invischia in un incidente. Spettacolare, ma incruento.

1982. La fine del sogno.
Il momento, quello che segna lo spartiacque, è però dopo sette giorni. L’anno più brutale della Formula 1 moderna è in pieno corso. A maggio Gilles Villeneuve aveva perso la vita nelle prove del GP del Belgio. Il 13 giugno Riccardo Paletti non sopravvive al tragico start del GP del Canada. E qui non si trattava di un dolore collettivo. Per Carlo la perdita di Riccardo era quello di un amico coetaneo, con il quale aveva condiviso gli stessi sogni ed anche serate lontano dalle gare in compagnia di un mattatore come Alessandro Nannini.
Quei fatti però lo avevano provato molto sul piano emotivo ed anche la famiglia ebbe poi paura di accompagnare ancora quel sogno. La carriera di Carlo perciò finisce lì. Lo spazio di luce di un lampo. Intenso, ma più veloce di una meteora.

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